FANTASTICO DALI’ A VENEZIA.

I curiosi dell’arte italiani possono avere una visione sufficiente ampia del fenomeno Dalì sino alla alla fine della prima decade del gennaio 2005, visitando la mostra che gli è stata dedicata a Venezia nel Palazzo Grassi.

Si tratta in fin dei conti della classica mostra anniversario (Salvador Dalì nacque nel 1904 in Catalogna), ma da non sottovalutare perché nobilitata per molti versi da un ben definito sapore di novità. Scontato che ormai le mostre vaganti nel nome di questo o quel genio dell’arte, illustrato tutto e di più, dalla Terra del Fuoco sino alla Groenlandia (ovviamente passando anche per l’Italia), dalle nostre parti tuttavia non s’erano mai raccolte (e visibili) il paio di centinaia di opere dell’intangibile conservatore-innovatore spagnolo esposte sulla Laguna. Inoltre fa gioco e richiamo (da sempre ed in ogni luogo del pianeta), anche per i più informati sull’arte, appunto l’ambiguità dimostrata in ogni sua tappa creativa da Dalì.

Che fu ad un tempo assolutamente reazionario nei confronti dell’Arte moderna e precursore di molte idee, che nei decenni successivi avrebbero invece spopolato tra pittori e scultori, terrorizzato dal sesso attivo, ma anche in grado di esprimere nelle sue tele un inconfondibile gusto erotico (mancato amante di Garcia Lorca sino ad essere violentato dalla russa Gaia, poi unica donna della sua vita) e via di questo passo.

In tale incredibile prospettiva si insinuano inevitabilmente le sue opere, tutte di una spettacolarità unica e rara, capaci sempre di sbalordire ed anche irritare il mondo dell’arte. All’inizio genio riconosciuto nel surrealismo, ma poi sconfessato dal padre-padrone del movimento André Breton, che, tentando invano di metterlo alla berlina, anagrammò il nome dello spagnolo in un suggestivo “Avida Dollars”, per meglio sottolineare la sua vocazione a primeggiare astutamente anche sul mercato. Ed ancora, quando i suoi eccessi espressivi alla fine dei Trenta avevano sconvolto più di un mostro sacro, partì all’attacco di uno dei pochi miti, che riconosceva propri, cioè la psicanalisi nella figura dell’ancor vivente Sigmund Freud. Quest’ultimo, esule a Londra, fece di tutto per evitare l’incontro. Ma alla fine Dalì ebbe la meglio, stupendo Freud ed in un certo senso mettendolo in imbarazzo con l’illustrazione delle sue immagini metamorfizzate.

A tal punto i curiosi dell’arte sanno che l’occasione veneziana è veramente ghiotta.

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