EDWARD HOPPER: IMMAGINI D’AMERICA

Oggi a parlare di pittura USA, quelli che hanno una vaga idea di cosa si parla, dicono subito Andy Wahrol, anche perché nell’icona, che è divenuto soprattutto “post mortem” l’oriundo ceco (cioè nato da una famiglia, emigrata dalla Cechia), il mercato e gli storici dell’arte hanno ricominciato a credere, rimettendo in movimento il business internazionale. Non per nulla sono ricominciati ad uscire saggi, analisi e quindi sono nuovamente cresciute le quotazioni e di conseguenza è aumentato il numero di nuove grandi mostre, dedicate all’artista che inventò “l’arte solo per il mercato” (ne parleremo più avanti).

Ma, al di là dell”icona Andy”, il pittore, che forse ha offerto l’immagine più autentica della desolazione (e della poesia) solitaria del suo paese o per meglio dire l’originale racconto dell’altra faccia della luna nel Nordamerica, è il pittore Edward Hopper (1882-1967) con le sue figure, ambientate in anonimi e spesso squallido scorci di città ed interni, e le sue architetture, spesso relitti di un tempo andato. Cantore delle periferie delle metropoli, lo si potrebbe definire, ma forse probabilmente non basta.

L’atmosfera di quelle sue immagini, così sospese in uno spazio indefinito (che da fuori della cornice sembra addirittura comprimere il dipinto) ed ammantate perfino di una sottile aura di mistero, è noto, ha influenzato anche personaggi famosi di altre discipline d’arte, come Alfred Hitchcock, fornendo al regista inglese delle inquadrature sorprendentemente magiche. E neppure Wim Wenders è rimasto immune dalle suggestioni, create dalle tele di Hopper.

Seppur venate da tali sospensioni metafisiche, le sue opere rimangono strettamente narrative, anche se la dichiarata linfa freudiana, da cui scaturivano, faceva ascendere il loro progetto ad un’analisi interiore . Hopper ripeteva spesso, a proposito dei suoi quadri, che erano testimonianza della “ricerca di se stesso”. Ebbene, malgrado tale loro propensione al racconto e l’ispirazione dovuta in certi momenti all’arte francese del XIX, sono stati spunto sottoscritto per alcuni famosi artisti americani del Novecento, non certamente ancorati alla narrazione, da Willem de Kooning a Jim Dine.

Il fascino ambiguo del clima pittorico dell’artista americano è riapparso ora intatto in Europa, nella sua forza espressiva, nella grande esposizione, che gli ha dedicato la Tate Modern di Londra verso la metà del 2004.

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