IL RITORNO DI MALEVIC: A ROMA ASCESA E CADUTA DEL SUPREMATISMO
Da quando sono crollati i muri e soprattutto in Russia si è scoperto che “affittando” i propri capolavori in Occidente si potevano ottenere dei fondi per procedere alla risistemazione degli ambienti, spesso i preoccupanti condizioni d’assetto, non passa stagione che le nostre cronache non registrino eventi legati alla cultura russa del Novecento. Stavolta è l’opera di Kazimir Malevic (una quarantina di tele, assieme ad oggetti d’arte applicata, grafiche e costumi teatrali) ospitata al Museo del Corso a Roma (sino al 17 Luglio 2005, info. 06.6786209).
A dire il vero Malevic è forse l’artista del Novecento russo, nell’ultimo mezzo secolo, più documentato in Italia: dopo una mostra nel 1959 a Roma, due altre si sono susseguite a Firenze e Milano una ventina d’anni fa (ma nel presente catalogo le due più recenti sono del tutto ignorate, sebbene si esponessero allora 61 tele e la loro provenienza fosse sempre il museo di San Pietroburgo).
Del padre del Suprematismo, movimento creato appunto dal pittore e fondato sulla ricerca della “supremazia della sensibilità pura”, sono famose le tele che traggono base dall’elaborazione svolta attraverso tre figure fondamentali, il quadrato, la croce ed il cerchio.
Ancora una volta dunque viene esposto il classico “Quadrato nero”, accanto ad opere che documentano dal 1907 la sua indagine formale. Non mancano tuttavia anche i risultati del richiamo all’ordine stalinista, che giudicò Malevic autore di opere gratificanti la borghesia: una serie di tele che segnano l’obbligato ritorno al primitivismo russo, dedicate all’armata rossa, al lavoro socialista, ecc.ecc., cosa che probabilmente rese molto amari gli ultimi cinque anni della vita del pittore.
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