A GENOVA:“TEMPO MODERNO”
L’ARTE INTERPRETA IL LAVORO
E’stato il centenario della fondazione della Cgil a promuovere la mostra “Tempo moderno”, che si tiene a Genova a Palazzo Ducale sino al 30 luglio 2006.
Nelle intenzioni dell’ordinatore della rassegna, il ben noto critico d’arte Germano Celant, l’iniziativa si è posto l’obiettivo di analizzare nella storia dell’arte e sino ai giorni nostri l’attenzione rivolta dagli artisti al tema del lavoro. Peraltro è lo stesso Celant a precisarlo, l’argomento ha ottenuto un riguardo piuttosto modesto e limitato negli ultimi decenni, poiché probabilmente si è inteso che nella società dei consumi anche l’arte era divenuta un lavoro.
Il mosaico espositivo appare dunque folto di presenze significative nel passato, per quanto riguarda la pittura, divenendo invece notevolmente arricchito di recente soprattutto dal materiale fotografico, video e film.
Caratteristica della mostra genovese è peraltro la scelta effettuata nell’esposizione: non si è seguito infatti la sequenza storica, ma con un vantaggioso effetto di fusione/confusione si sono frammisti gli apporti, incuranti della loro datazione. Così all’inizio foto d’antan sono vicine ad una struttura video di Nam June Paik ed ad una attualissima foto di Edward Burrynsky e nel prosieguo della visita si vedono Van Gogh e Wahrol, cubisti e futuristi, Bauhaus e Léger …
In tale prospettiva rilievo viene assegnato all’ambiente della fabbrica, delle agitazioni sindacali e delle lotte operaie, anche in questo caso accostando opere del diciannovesimo secolo a Wahrol e Schifano. Il presente si illustra con Damien Hirst ed il giapponese Momoyo Torimitsu, mentre il versante filmico s’appunta poi su Chaplin, Lang, Wenders e Wajda.
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