L’ARTE RUSSA, IN FIN DEI CONTI, SCONOSCIUTA

“Kandinsky e l’anima russa” è il titolo della mostra, aperta a Palazzo Forti a Verona (sino al 30 gennaio, www.palazzoforti.it), realizzata in collaborazione con il Museo di Stato di San Pietroburgo.

Si tratta di un’iniziativa che va ritenuta soprattutto opportuna ed utile, in quanto illuminante per documentare il lavoro creativo di tanti artisti russi, del tutto sconosciuti o quasi dalle nostre parti, ma anche in tutto l’Occidente.

Beninteso non per quanto Kandinsky, un’icona, le cui tele più significative sono visibili in molte collezioni europee ed americane, ma in merito a ben altri pittori e scultori del XIX e XX secolo. Infatti lo stalinismo ha diffuso e propagandato le immagini di opere celebrative, contrassegnate dal marchio del realismo socialista, a ben guardare pitture e sculture modestissime, perfino peggiori di quelle omologhe fasciste e naziste, tutte assimilabili però al concetto che informa a proposito della cosidetta arte di regime.

La mostra di Verona invece, accanto ad opere di Kandinsky, Malevich, Goncharova e Chagall (i cui modelli, ripetiamo, sono ben noti), propone una scelta affascinante, che promana dal naturalismo ottocentesco, attraverso il simbolismo e l’avanguardia, per giungere ai giorni nostri (comprendendo anche le citate opere realiste, qui sottoposte peraltro ad una seria analisi critica).

L’iniziativa dovrebbe essere però esplicativa sui significati più reconditi dell’anima russa: ma, nell’ampiezza della prospettiva offerta dalle centotrenta opere esposte, tale individuazione riesce a dir poco difficile.

Vorremmo perciò suggerire che ciò, che potrebbe percorrere sotterraneo tanta creatività, è dunque quel sentimento spirituale, che promana sin dai primordi della vicenda storica di questa terra dal Baltico agli Urali, a nostro avviso animato (ma anche dilaniato) sempre dall’amletico dubbio sulla sua appartenenza ad ovest o ad est. Come a dire che il suo sedime è alimentato da una serie di pulsioni sempre contrastanti ed anche per questo forse quanto mai attive, pronube di una fertilissima vena creativa, che attinge appunto in tutte le discipline culturali dall’anima europea come da quella asiatica.

Per questo la mostra a Palazzo Forti è ricca di straordinarie e quasi sempre inattese piacevoli sorprese, in grado di sollecitare sia gli appassionati d’arte che quei curiosi di novità, che per fortuna non mancano mai (essendo in numero molto maggiore dei primi).

E tutto questo grazie alla impellente necessità, che i maggiori musei russi soffrono, quella cioè di acquisire denaro fresco per poter conservare intatti e restaurare i loro preziosi contenitori, spesso autentiche meraviglie architettoniche settecentesche.

Segnala questo articolo ad un amico!
Inserisci l'indirizzo e-mail del destinatario:


Tieniti informato sull'ARTE! Iscriviti alla newsletter di TOSHOW.IT

  • INDEX ARTICOLI