ARTE DEL FUTURO: OPERARE ASSIEME?
Il futuro ambisce a battere sempre “nuove strade” o almeno lo vorrebbe. E ciò anche in arte.
Lo indica la tendenza a creare “art collectives”, prima negli USA e poi in molti altri paesi.
Ma cosa sono gli “art collectives”? Tenteremo qui a spiegarlo in poche parole soprattutto per invitare i nostri lettori a cercare in rete quei siti, che oggi hanno guadagnato la palma di “arte del futuro”.
Si tratta in realtà di un’operazione creativa che vanta una notevole tradizione storica sin dagli inizi del Novecento: dal dadaismo al costruttivismo giù giù sino al recente graffitismo urbano.
Tuttavia gli odierni fautori del cambiamento non scelgono spazi presenti in una tangibile realtà, avendo trovato in rete lo spazio ideale per trovarsi, anche se singolarmente attivi in diverse parti del globo, e dar così vita assieme ad opere o “situazioni” inedite.
In tal senso gli esiti sono i più diversi ed anche i più inaspettati: dall’inventare di sana pianta gli avvenimenti d’arte (campagne pubblicitarie e film inesistenti) a dar vita a campagne socio-politiche, che fanno le pulci all’amministrazione pubblica o alle grandi aziende alimentari …
Tali “web-initiatives” possono anche gestire canali satellitari (e quindi di conseguenza coagulano non indifferenti investimenti) e superare storiche ed attuali barriere politiche, come nel caso di un “collective” che unisce operatori americani e mediorientali.
Data la straordinaria vitalità e varietà di tali iniziative, indicheremo qui di seguito alcuni di tali raggruppamenti, affinchè sia possibile la loro consultazione e quindi una più precisa informazione sulla loro attività: Critical Art Ensemble (Cae), Otabega Jones & Associates, Deep Dish Television Network (Ddtv), Center for Land Use Interpretation (Clui), Atlas Group, 0100101110101101.ORG, Reena Spauling, Bernadette Corporation e The Wrong Gallery (di cui fa parte anche il ben noto Maurizio Cattelan).
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