ARTE CONTEMPORANEA AL FEMMINILE A TORINO.
Artiste dall’Iran, dal Medioriente e dalla Bosnia sono le protagoniste di questo “Non toccate la donna bianca”, la mostra curata da Francesco Bonami per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (sino all’8 gennaio; www.fondsrr.org.): il titolo ripete quello di un famoso film del regista Marco Ferreri e vorrebbe individuare la condizione di artiste dell’Occidente, ma che ancora patiscono una condizione di minorità nell’ambito delle comunità, in cui vivono o da cui provengono.
E di questa “condizione difficile” sono efficace testimonianza le probanti testimonianze, fatte opera d’arte, di diciannove artiste, provenienti da quindici paesi.
La mostra allinea dunque installazioni, video, quadri e sculture, anche di operatrici di paesi, dove l’arte contemporanea è tuttora rifiutata. In tal senso le prove esposte assumono il preciso carattere di denuncia, come ad esempio “Possessed” della iraniana Shirin Neshat, che dettaglia l’impeto feroce della folla di una città islamica nei confronti di una pazza.
Altrove, rimanendo sempre sul piano della denuncia, viene proiettato il video della palestinese di Ramallah, Emily Jacir, che ha filmato i suoi attraversamente clandestini attraverso i posti di blocco israeliani.
Non meno crude sono le opere della bosniaca Maja Bajevic e delle afroamericane Ellen Gallagher e Senga Nengudi, che per la prima sono simbolo della migrazione coatta dei gruppi etnci nella ex-Jugoslavia, mentre per le seconde illustrano le frustrazioni sessuali, loro imposte dalle credenze religiose. Unica italiana del gruppo la romana Micol Assael, le cui installazioni fanno appello a materiali deperibili, come il ghiaccio, o a flussi di corrente elettrica, per sottolineare la temporalità precaria dell’attività artistica al femminile.
Nel segno della diversità si articola dunque la rassegna torinese, le cui protagoniste sono state peraltro già partecipi di analoghe mostre in altri paesi, nell’intento duplice di richiamare l’attenzione dei cultori dell’arte, ma anche del più largo strato di pubblico, sulla battaglia condotta a favore dell’emancipazione culturale della donna nei loro paesi.
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