BENVENUTO TISI DETTO GAROFALO al Castello di Ferrara


BENVENUTO TISI DETTO GAROFALO al Castello di FerraraChi era Benvenuto Tisi, detto Garofalo? E’ una domanda che in questi giorni di aprile si pongono anche numerosi storici dell’arte. Pittore forse non sconosciuto, ma certamente molto raramente ricordato: lo cita il Longhi (che peraltro non conobbe che le opere presenti a Ferrara e dintorni) annoverandolo tra i diligenti esecutori di temi ecclesiastici. Eppure ancora un centinaio d’anni dopo la sua morte, nel Seicento e nel Settecento, veniva onorato come il “Raffaello ferrarese” e nel 1840 lo zar Nicola acquistava quattro enormi suoi teleri. Ma non era la prima opera del Garofalo che entrava nelle raccolte russe, chè vivente Pietro il Grande la sua “Deposizione” era il primo dipinto italiano del rinascimento a prender la via della corte russa.
Ora,dopo l’insediamento di una sede dell’Hermitage a Ferrara, è giunto il momento di rivedere quelle tele del tutto sconosciute in Italia. Si è inaugurata quindi al Castello di Ferrara con un’appendice non meno importante al Palazzo dei Diamanti una sua rassegna personale, dotata di una settantina di opere. Rimarrà visitabile sino al 6 luglio 2008 (www.mostragarofalo.it).
Garofalo (1481-1559) dunque fu pittore di larga fama nel Ferrarese nella prima metà del Cinquecento: influenzato prima dal colorismo veneziano del Giorgione, successivamente assunse i toni classici di Raffaello, pur non raggiungendo le vette espressive del pittore umbro. L’attuale rassegna ferrarese è decisamente la prima antologica, che gli viene dedicata, in virtù dei contributi offerti dall’Hermitage e dallo stato russo. Ma non mancano i prestiti giunti da altre prestigiose raccolte internazionali.
Fu artista rigoroso, votato in tempi di Controriforma al tema religioso. Per questo motivo si conoscono e vengono esposte quasi esclusivamente delle pale d’altare. Tuttavia era dotato di particolare attenzione per quanto veniva formato in Italia ed all’estero. Perciò oltre ai palesi rimandi a Raffaello è interessante notare nelle opere giovanili un riferimento a Duerer, assunto mentre frequentava la bottega del Panetti.

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