LE STAGIONI DI MARCELLO MASCHERINI
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Nella storica Pescheria triestina, straordinario reperto intatto dell’architettura industriale dell’inizio del secolo scorso, oggi “Salone degli Incanti”, in riva al golfo e quindi in quell’atmosfera solare, che caratterizza quasi sempre l’opera plastica di Marcello Mascherini (1906-1983), è visitabile sino al 14 ottobre 2007 la mostra “Mascherini e la scultura europea del Novecento”.
La rassegna confronta il divenire dell’opera di Mascherini con quello dei maggiori scultori italiani ed europei, con dovizia di forme, dai Trenta ai Sessanta: nel complesso 113 opere di cui 65 di Mascherini, con numerosi prestiti, concessi da grandi istituzioni internazionali. Esaustiva dunque la presenza dell’artista friulano, ma triestino d’adozione, se si eccettua l’assenza dei “Frutti” dell’ultimo periodo della sua vita, di ottima qualità appare anche la quota di prove, che illustra l’orizzonte europeo nel periodo, tra l’altro di Martini, Selva, Andreotti, Dino Basaldella, Marini, Despiau, Zadkine, Butler, Chadwick e Armitage.
Si investiga d’altronde anche alle radici dell’invenzione plastica di Mascherini, portando in mostra testimonianze di marca secessionista del peso di Klinger, Mestrovic, Wildt e Bistolfi e dei locali Canciani, Asco, Mayer e Rovan. Emerge così, in Mascherini, l’eccellenza del momento compositivo della fine dei Trenta, fissato in indimenticabili immagini femminili.
Unico neo nell’eccellente allestimento, l’assenza di citazione nel pannello illustrativo in sala dell’indicazione della maggiore antologica, dedicata in vita a Mascherini, proprio da Trieste, al Castello di San Giusto, negli anni Settanta, in “120 giorni di scultura a Trieste”
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