FLESSIONI DEL MERCATO DELL’ARTE: CELEBRI INVENDUTI

Il mercato dell’arte e quindi i collezionisti pubblici o privati riflettono. Lo indica esaustivamente l’esito delle più recenti aste di New York e Londra. Tale stasi, che vale soprattutto per i maestri dell’arte contemporanea, è da attribuire innanzitutto ai prezzi stratosferici, riguardanti le opere offerte, e poi – dato questo altrettanto essenziale – alla loro non sempre eccezionale qualità.
Nel primo caso si citano i tre Modigliani invenduti da Sotheby’s e Christie’s a maggio a New York, proposti tra gli otto ed i sedici milioni di dollari, ed ancora i cinque Picasso, valutati tra i due ed i sette milioni di dollari. Ma va notato peraltro che ben 29 Picasso nelle stesse occasioni hanno trovato acquirenti e che gli invenduti non erano a ben guardare di prima scelta, opere affrettate non certo da collocazione museale.
Ma l’elenco dei bersagli mancati si allunga quando si parla dell’impressionismo e di opere anche emerite di scuola francese: sono rimasti nelle mani del banditore infatti Seurat, Sisley, Degas, Renoir, Toulouse-Lautrec. Un caso a parte riguarda invece uno straordinario Pollock del 1949 (“Number 16”), ma offerto addirittura tra i diciotto ed i venticinque milioni di dollari, rimasto a terra presso Sotheby’s anche perché neppure i maggiori fondi internazionali di investimento se la sono sentita di sborsare a tale livello.
Vento in poppa invece per i cosidetti “Old Masters”: due aste alla fine di giugno 2007 hanno fatto da Christie’s e Sotheby’s il pieno con al vertice un discusso Raffaello (battuto a diciotto milioni e mezzo di dollari), Domenichino e sedici acquarelli di Turner.
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