LA CULTURA DELLA STEPPA A TRENTO CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO - ORI DEI CAVAGLIERI DELLE STEPPE

ori cavaglieri delle steppe Trento, Castello del Buonconsiglio 1 giugno - 4 novembre 2007
Negli spazi sterminati tra il cuore dell’Europa ed i grandi deserti dell’Asia centrale, da quando esiste traccia verbale o scritta, si narra delle scorribande di tribù, come dei movimenti migratori di interi popoli, che per ben oltre mille anni ( sino a Medioevo avanzato) hanno costituito l’emblema del terrore per coloro che vedevano apparire quelle orde di cavalieri, che quasi sempre dopo il loro passaggio lasciavano solamente terra bruciata.
A questi nomadi, la civiltà greca, romana e poi europea nel Medioevo ha attribuito etichette diverse. Erano volta per volta Cimmeri, Sciti, Sarmati, Goti, Avari ed Unni, tutti violenti saccheggiatori in grado di tenere in scacco anche gli imperi meglio organizzati sul piano militare e costante fonte di terrore per le comunità civili di Europa e Medioriente.
Basta rammentare quella cronaca leggendaria, lasciataci dagli storici greci, che riferisce della testarda volontà di Ciro, re dei Persiani, di stroncare una volta per tutte le velleità di questi invasori. Ebbene si narra che quando finalmente Ciro, dopo lunghi infruttuosi inseguimenti, li costrinse a schierarsi di fronte al suo esercito, bastò che una lepre corresse a perdifiato tra le file dei cavalieri barbari, perché questi la inseguissero tutti, indifferenti del pericolo che avrebbero rappresentato i Persiani.
Cavalieri impietosi dunque, pronti a apparire e scomparire, feroci comunque, eppure sensibili a quanto razziavano specialmente in materia di gioielli ed oggetti decorativi preziosi e soprattutto straordinari cesellatori. Lo testimonia ancora una volta (molte mostre in Europa lo hanno dimostrato nell’ultimo mezzo secolo) la rassegna “Gli ori dei cavalieri delle steppe”, aperta nel Castello del Buonconsiglio a Trento sino al 4 Novembre 2007 (da martedì a domenica 10.00-18.00, info. 0461.233770), che allinea quattrocento oggetti provenienti dai musei dell’Ucraina.
Si tratta di preziosi che riflettono proprio la capacità di quei popoli, senza patria, né città, di far tesoro dell’altrui creatività, piegandola per schemi compositivi, alla fisionomia del magico bestiario, che popolava i sogni del loro mondo senza confini.

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