SOTTSASS A TRIESTE
Il congedo di Ettore Sottsass da noi è avvenuto nei giorni che a Trieste, nel “Salone degli Incanti” (così ora si intitola il vasto spazio nell’asburgica Pescheria, in riva la mare), si celebrava sino al 2 marzo 2008 lo straordinario assieme della sua opera nella mostra, che il magico designer ha nominato, ripetendo un suo scritto, “Non so perché”. Aveva compiuto da poco novantanni, seguendo all’inizio della sua attività professionale il padre architetto per poi spaziare progressivamente nei campi del design, della fotografia, della pittura e della letteratura e saggistica.
Tale constatazione varrebbe già ad indicare la sua natura di ricercatore, sempre portato ad indagare forma e sostanza al fine di perfezionare un rapporto idealmente perfetto con l’ambiente. E questa convinzione, radicalmente connaturata con la sua personalità ed anche ben dichiarata spesso e volentieri, domina la rassegna triestina, là dove i suoi “non so perché” colgono volta per volta, oggetto per oggetto, l’essenza di un’idea, che dal progetto si concreta nella realtà per trasmettere nuove sensazioni inedite, sempre tra certezza e perplessità (non per nulla di Sottsass si rammentano i suoi “finali” di discorso tradizionalmente conclusi con un “forse mi sbaglio”, buttato anche ammicando).
Opere che ora, raccolte l’una accanto all’altra, si pongono forse all’osservazione dello spettatore non diversamente da quanto si coglie di fronte alle grandi tele della moderna “pittura concreta” del Novecento.
A lezione, ora conclusa, dunque rimane di Sottsass la sua mai smentita capacità di sorprendere nel suo disegno, come negli oggetti realizzati, sempre sconcertantemente inediti, eppure in grado di sollecitare in noi qualcosa di remoto, ma in fondo in fondo mai estinto.
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